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Voce di Mantova 26 maggio 2015

Martedì 26 Maggio 2015

14_anni_e_7_mesi_Voce_26-05-2015
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Marin e Paduraru erano in carcere per l’assalto alla villa: avevano mandato all’ospedale tre persone Rapina a Levata: 14 anni e 7 mesi ai banditi Il giudice ha aumentato la pena rispetto alle richieste del Pm. Alla parte civile 10mila euro LEVATA (Curtatone) - 14 anni e 7 mesi di carcere a testa per i due rumeni accusati di aver preso parte alla rapina che nel febbraio del 2014 fece finire in terapia intensiva una delle loro vittime. Stabilita anche la provvisionale per la parte civile - il Comitato di Quartiere di Levata -che riceverà 10mila euro. La richiesta del Pm era stata di 14 anni. A finire in ospedale il 69enne Franco Signorelli, gestore del bar Adriano di via Chiassi, la moglie Vanna Golfrè Andreasi e la suocera 89enne Elsa. Rapina a levata: l4nnni e 7mesi ai banditi Finirono in ospedale tre persone. Il giudice ha aumentato la pena LEVATA (Curtatone) - Oltre 14 anni di carcere a testa per i due rumeni accusati di aver preso parte alla rapina che nel febbraio del 2014 fece finire in terapia intensiva una delle loro vittime. Stabilita anche la provvisionale per la parte civile - il Comitato di Quartiere di Levata - che riceverà 10mila euro. La richiesta del Pm era stata di 14 anni. La sentenza nei confronti del 25enne Ionut Marin, e del 39enne Neculai Paduraru è di 14 anni e 7 mesi a testa. Per entrambi, inoltre, il Collegio presieduto dal giudice Gianfranco Villani ha stabilito un’ammenda da 2300 euro ciascuno, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la liquidazione di una provvisionale da 5mila euro alla parte civile costituitasi ad inizio processo, il Comitato di Quartiere di Levata. I due, inoltre, al termine del periodo detentivo dietro le sbarre passeranno tre anni il libertà vigilata. Questa la decisione - in primo grado - presa nella mattinata di ieri dai giudici, al termine di una camera di consiglio durata circa 90 minuti. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra circa due mesi. Una sentenza che era in realtà attesa otto giorni fa, quando i giudici, al termine di una camera di consiglio di circa tre ore, uscirono con la decisione di voler convocare un ultimo teste, compagna di uno dei testimoni chiave per l’accusa, la persona che aveva ascoltato - stando alle ricostruzioni dei carabinieri - il dialogo tra i due imputati e una terza persona. I due, a parere del testimone, parlavano con dovizia di particolari del colpo che avevano effettuato a Levata nel febbraio del 2014. Poi, riferiva il teste, nei suoi confronti erano arrivate prima le minacce - da qui la denuncia ai carabinieri, che risalivano all’identità dei due - e una proposta di ritirare la denuncia in cambio di denaro. Un episodio, quest’ultimo, che sarebbe avvenuto nell’agosto del 2014 alla presenza anche della compagna del teste. Lei stessa, tuttavia, sentita nella mattinata di ieri, ha negato di aver mai assistito al fatto in questione. Ancora non è noto se la testimonianza abbia fatto pendere l’ago della bilancia. La cosa verrà resa nota, forse, nelle motivazioni. Di certo, per ora, c’è solo la decisione del Collegio per quella rapina del 7 febbraio del 2014 avvenuta nell’abitazione in cui vivevano il 69enne Franco Signorelli, la moglie coetanea Vanna Golfrè Andreasi e la madre 89enne E00lsa. In carcere sono finiti iI 25enne Ionut Marin e iI 39enne Neculai Paduraru I gruppo Levatese si era da sempre dichiarato vicino ai suoi concittadini rapinati e nei mesi scorsi si era costituito parte civile nel processo CURTATONE - Il Comitato di Quartiere di Levata guarda con soddisfazione alla sentenza sulla rapina di cui sono stati vittima alcuni cittadini di Levata. Con la sentenza il controllo di vicinato viene riconosciuto come attività utile meritevole in casi di azioni delittuose. Il Comitato di Quartiere di Levata festeggia la condanna dei due responsabili della rapina di Levata. «Siamo molto soddisfatti - ha esordito il presidente del Comitato Franco Presciuttini - il risultato raggiunto è stato superiore alle nostre aspettative: una condanna a 14 anni e 7 mesi, quando l'accusa ne aveva chiesti solo 14». Il gruppo Levatese si era da sempre dichiarato vicino ai suoi concittadini rapinati e nei mesi scorsi si era costituito parte civile nel processo e con questa sentenza il Comitato può dire di aver raggiunto il suo scopo: «dare sostegno alle vittime, che troppo spesso, in casi simili, vengono lasciate a fronteggiare la loro tragedia in solitudine e contribuire fattivamente, come è stato, grazie al nostro avvocato Maddalena Grassi, alla condanna dei colpevoli». Un risultato, quello raggiunto, che non segna solo un successo per il Comitato di Levata ma anche per le attività del controllo di vicinato di Curtatone, che si pongono così come un importante strumenti di difesa dei cittadini contro la malavita. «Il controllo di vicinato - affermano a tale proposito dal Comitato - è stato riconosciuto dal tribunale come attività meritevole di riconoscimento e di risarcimento da parte di colpevoli di azioni delittuose. Ci è stato, infatti, riconosciuto un risarcimento provvisionale, anche se ovviamente non possiamo farne gran conto. Nella prossima assemblea valuteremo se chiedere il sostegno economico dei concittadini per affrontare le spese conseguenti». Valentina Gambini

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